mercoledì 4 febbraio 2026

Museo didattico scientifico Luigi Bombicci

Riapre domani con un nuovo allestimento e una mostra in occasione di Art City Bologna 2026

Il Museo ospiterà una selezione di giocattoli d’epoca di Maurizio Marzadori

Mercoledì 4 febbraio alle 17, al  Museo didattico scientifico
Luigi Bombicci, in via Sant’Isaia 20, si terrà la presentazione del nuovo allestimento museale che accoglie in comodato all’interno del Museo parte della collezione di giocattoli di Maurizio Marzadori e l’inaugurazione della mostra di Arianna Pace a cura di Artierranti e Bianca Basile allestita in occasione di Art City Bologna 2026.

Interverranno
Daniele Ara, assessore alla Scuola e Adolescenti
Veronica Ceruti, direttrice Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni
Maurizio Marzadori, Freak Andó
Arianna Pace, artista
Laura Brambilla, Artierranti Associazione culturale
Anna Caratini, “Senza titolo” Progetti aperti alla cultura
Bianca Basile, curatrice indipendente

 

Il Museo didattico scientifico Luigi Bombicci
Anche se ha quasi 150 anni di storia, sono poche le persone che a Bologna conoscono il Museo didattico scientifico Luigi Bombicci e la sua originale collezione. Situato all’interno dell’ex convento di San Mattia in via Sant’Isaia, fu avviato nel 1884 dalla Società degli insegnanti della Provincia di Bologna insieme a Luigi Bombicci, docente di Mineralogia dell’Università di Bologna. Il Museo è costituito da una ricca collezione di esemplari dei tre regni della natura, collocati in tre armadi contenenti 30 cassetti ciascuno. Ogni cassetto è concepito come un'unità didattica autonoma: aprendolo, l'alunno non si limitava a guardare, ma poteva osservare da vicino e confrontare i reperti. Questo approccio rispondeva alla filosofia pedagogica del tempo, che vedeva nell'osservazione diretta e nel contatto con la materia il primo passo fondamentale per la costruzione del pensiero scientifico. L'armadio non era dunque un semplice contenitore, ma un vero e proprio strumento di lavoro che trasformava l'aula in un laboratorio permanente. Questa particolarità rende il patrimonio storico-educativo del Museo di inestimabile valore per la città di Bologna e, a oggi, un unico nel suo genere a livello nazionale e internazionale.
In una delle sale storiche del Museo si trova, inoltre, la ricostruzione di un ambiente scolastico tra Ottocento e Novecento, con oggetti originali, come cattedra, lavagna, banchi, libri, pagelle e materiali relativi alla didattica di diverse materie scolastiche.
Il Museo è gestito dal Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni del Comune di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell'educazione Giovanni Maria Bertin dell'Università di Bologna.

Il Museo e la collezione Marzadori
Dopo un breve periodo di chiusura il Museo riapre ora rinnovato nell’esposizione grazie all’arrivo in comodato d’uso gratuito di una parte della ricchissima collezione di Maurizio Marzadori.
Marzadori, collezionista e antiquario bolognese, fondatore di Freak Andò, ha infatti concesso al Comune di Bologna una selezione di giocattoli, dal 1900 al 1950, provenienti dalla sua collezione che comprende più di 600 mobili da bambino e altrettanti giocattoli d’epoca.
Questa selezione di giocattoli comprende creazioni della Lenci, opere di legno realizzate coi personaggi della letteratura dell’infanzia, del Corriere dei Piccoli, di Pinocchio, di Disney, altri creati da artisti come Cambellotti e Prini e giocattoli futuristi, costruttivisti, autarchici, tra cui mezzi di trasporto, birilli, giochi da tavolo, una storia dell’arredo attraverso i modellini da bambola e una chicca, una rarissima testata di lettino di Antonio Rubino.
Alla collezione Marzadori è stato riservato uno spazio espositivo del Museo didattico scientifico Luigi Bombicci dove i giocattoli sono esposti all’interno di una scaffalatura da negozio in legno di rovere originale dei primi del Novecento, anch’essa fornita da Marzadori, che riproduce una sorta di negozio dell’epoca.
La collezione e molti dei pezzi esposti hanno girato in tantissime mostre in giro per l’Italia, dal Museo della Triennale di Milano, al Museo civico archeologico di Bologna, alla Salaborsa di Bologna con la mostra La camera dei bambini, fino al Moma di New York “ospiti” della rassegna internazionale Century of the Child.

I progetti didattici del Museo
Con la riapertura del Museo dopo il riallestimento, riprenderanno anche le attività didattiche rivolte alle scuole della città.
Le proposte hanno come riferimento fondamentale le collezioni che Luigi Bombicci realizzò nel primo Novecento con lo scopo di mettere a disposizione delle classi della scuola primaria di allora un’ampia varietà di oggetti del mondo naturale e di quello costruito dagli esseri umani intorno ai propri bisogni primari: alimentazione, abbigliamento e abitazione. Queste collezioni sono arrivate ai giorni nostri nella forma di tre bellissimi armadi con 30 cassetti per ognuno: regno animale, regno vegetale e regno minerale. Intorno agli argomenti dei cassetti Bombicci, sono state costruite una serie di proposte laboratoriali in cui, alla teoria generale, si affiancano in modo incisivo esperienze di manualità e creatività a supporto degli apprendimenti e dei saperi trasmessi. Il museo accoglie inoltre la ricostruzione parziale di un ambiente scolastico tra Ottocento e Novecento, con notizie e curiosità dal mondo della scuola del primo Novecento (cattedra, lavagna, banchi, libri, pagelle e materiali relativi alla didattica di diverse materie scolastiche).
L’offerta didattica, che da quest’anno rientra nel catalogo per le scuole del Settore Musei Civici di Bologna, si articola in 2 proposte: la prima a cura del Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni dedicata all’attenta esplorazione dei contenuti del museo, la seconda a cura di “Senza titolo”,che mette al centro il dialogo con l’arte e la contemporaneità, ora integrata di una nuova progettazione dedicata alla collezione Marzadori.

Il Museo e Art City 2026: Le cose non parlano perché non sanno cosa farsene del linguaggio di Arianna Pace
In occasione di Art City 2026 Artierranti e Bianca Basile presentano Le cose non parlano perché non sanno cosa farsene del linguaggio, una mostra personale di Arianna Pace (Pesaro, 1995) articolata tra il Museo didattico scientifico Luigi Bombicci e l’Officina Artierranti.
La ricerca di Arianna Pace si basa sull’interesse per il vivente: si concentra sull’osservazione del mondo naturale come pratica di archiviazione, che diventa per lei una forma di conoscenza e scoperta. La scelta di coinvolgere il Museo didattico Luigi Bombicci apre a diversi percorsi di approfondimento: la pratica di Arianna Pace, i cui progetti nascono spesso dall'osservazione collettiva del naturale per dare luogo a workshop esperienziali; Luigi Bombicci, il cui Museo didattico circolante trasgredisce la staticità dell'organismo Museo per dare vita a un'educazione basata sull'osservazione empirica della realtà; il museo come parte del Sistema Museale d'Ateneo, quindi luogo di ricerca e di studio. Le opere, allestite sulla base di mimetismi o corrispondenze con i reperti del Museo, permettono una rilettura delle collezioni costruendo un dialogo tra passato, presente e futuro. Se nel Museo la riflessione di Pace si concentra sulla natura concreta delle “cose”, all’interno di Officina Artierranti si procede invece esplorando il concetto di evanescenza. In entrambi i casi, al centro è lo sguardo: il nostro sulle cose e quello delle cose che ci circondano su di noi. 

Durante i giorni di apertura della mostra, sarà presente un mediatore di “Senza titolo” a disposizione del pubblico. 
Domenica 15 febbraio dalle 15.30 alle 17.30,  al Museo didattico Luigi Bombicci, Arianna Pace con “Senza titolo” condurrà Dream drawer, un laboratorio per bambini e bambine dai 6 agli 11 anni. La partecipazione sarà gratuita con prenotazione obbligatoria scrivendo a: info@senzatitolo.net
La mostra è organizzata da Artierranti e Bianca Basile in collaborazione con “Senza titolo”, con il Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni del Comune di Bologna e con il Museo didattico scientifico Luigi Bombicci.

Mostra: Le cose non parlano perché non sanno cosa farsene del linguaggio di Arianna Pace
Dal 5 al 15 febbraio 2026
Luoghi: Museo didattico scientifico Luigi Bombicci, via Sant’Isaia 20
Officina Artierranti, via Sant’Isaia 56/A, Bologna
Inaugurazione: mercoledì 4 febbraio, dalle 17 alle 19, Museo Bombicci; dalle 18 alle 21, Officina Artierranti
Orari di apertura: giovedì 5 e venerdì 6 febbraio, dalle 15 alle 19; sabato 7 e domenica 8 febbraio, dalle 11 alle 19; sabato 14 e domenica 15 febbraio, dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Maggiori informazioni

Evento ARCHIVIOZETA

 

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giovedì 19 febbraio 2026 ore 21

Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna 

TOCCAR CON MANO

A partire da un cantiere collettivo di ricerca storica  e dallo scavo di archivio, raccontati da Fernanda Alfieri e Guido Bartolucci del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell'Università di Bologna, ci immergiamo nelle carte cinquecentesche da cui affiorano frammenti di storie e voci rimaste a lungo inascoltate. Per secoli il matrimonio è stato molto più di un’unione tra due persone. Il matrimonio nel Cinquecento cambiava destini, legava famiglie e comunità. 

Una serata che nasce dal desiderio di raccontare come uomini e donne, ebrei e cristiani, inseriti in sistemi di potere diversi, abbiano condiviso le stesse terre e compiuto gesti simili. Gesti di amore e di costrizione, di speranza e di paura. Gesti attraverso cui hanno immaginato il loro futuro — o lo hanno visto decidere al posto loro.

Un percorso nello spazio e nel tempo che attraversa l’ala monumentale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli per condurci alla Chiesa di San Michele in Bosco, dove il suono dell’organo cinquecentesco tornerà a vivere in dialogo con altri strumenti, e la viva voce delle testimonianze risuonerà nella straordinaria sacrestia, mentre gli affreschi faranno da scenografia naturale, avvolgendo parole, musica e storie nella dimensione pittorica che le ha viste nascere.

 

TOCCAR CON MANO 

Scene da matrimoni ebraici e cristiani nel Cinquecento 

drammaturgia, regia, interpretazione Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni

musica eseguita dal vivo dall’ensemble Servir Antico diretto da Catalina Vicens

ricerca storica e collaborazione drammaturgica Fernanda Alfieri e Guido Bartolucci

liberamente tratto da fonti conservate presso Archivio di Stato di Bologna, Archivio Generale Arcivescovile di Bologna, Archivio Diocesano di Imola, Archivio di Stato di Rimini

consulenza archivistica HibouCoop

in collaborazione con IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli e Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Università di Bologna 

ritrovo e accoglienza

ingresso monumentale, via G.C. Pupilli, 1, Bologna

ingresso gratuito, posti limitati

prenotazione obbligatoria online qui

martedì 3 febbraio 2026

Settore Musei Civici Bologna | Museo del Patrimonio Industriale

 

Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. 
Trenta
giovani artiste in dialogo con la tecnologia

A cura di Virginia Farina e Simone Martinetto

7 febbraio - 1 marzo 2026
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123, Bologna

www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Mostra ideata da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Museo del Patrimonio 
Industriale
In collaborazione con Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”, Bologna
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Apertura sabato 7 febbraio 2026 ore 14.00

Nell’ambito di un percorso formativo di educazione all’immagine, trenta studentesse del Liceo Artistico "Francesco Arcangeli" di Bologna 
reinterpretano le collezioni del Museo del Patrimonio Industriale con opere artistiche e fotografiche, esplorando il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale, un tema di f
ondamentale importanza per capire il mondo in cui viviamo.
Immagine generata con Midjourneycon prompt fotografia creativa assemblaggio mani
Courtesy Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”, Bologna 


Dal 7 febbraio al 1 marzo 2026

 il Museo del Patrimonio Industriale del Settore Musei Civici del Comune di Bologna è lieto di presentare la mostra Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia, a cura di Virginia Farina Simone Martinetto, nata da una collaborazione con il Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna.
Il progetto è nato attorno ad un interrogativo: “che cosa resta del processo creativo e della capacità tutta umana di immaginare e reinventare la realtà di fronte alla potenza generativa dell'Intelligenza Artificiale?”.

La mostra, 
aperta da sabato 7 febbraio 2026 alle ore 14.00, rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026, il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera

Il progetto trae origine da un innovativo percorso didattico e artistico che ha visto trenta studentesse del 
Liceo Artistico “Francesco Arcangeli” di Bologna confrontarsi con le potenzialità e i limiti delle nuove tecnologie. Coordinate dal fotografo Simone Martinetto, le giovani autrici hanno esplorato le collezioni del Museo del Patrimonio Industriale per indagare la complessa relazione che intercorre tra l’automatismo dell’algoritmo e la profondità del gesto creativo umano.
In un’epoca dominata da sintesi digitali generate tramite semplici prompt - spesso indistinguibili dal lavoro dell’uomo - il confine tra realtà e finzione si fa sempre più sottile e ambiguo. Le giovani artiste hanno accettato la sfida di instaurare un dialogo con la macchina, reinterpretando le collezioni museali in chiave inedita.

L’approccio è stato sperimentale: le studentesse hanno tradotto i 
temi cardine del Museo - dal patrimonio industriale alla tecnologia, dal lavoro all'innovazione - in parole chiave per il software Midjourney, programma di intelligenza artificiale che crea immagini a partire da descrizioni testuali. Questi output digitali non costituiscono però il traguardo finale, bensì un “contrappunto” visivo: è da questo confronto dialettico che sono scaturite le opere fotografiche e artistiche presenti in mostra, capaci di riappropriarsi della centralità del gesto creativo attraverso l'esperienza e l'intuizione umana.
Il risultato è un dialogo visivo che supera la pura sensazione estetica per interrogarsi sul significato insostituibile della creatività. Se da un lato l’Intelligenza Artificiale eccelle nell’analisi sistematica e nella rapidità, dall’altro manca di intuizione e costruzione di senso, spesso generando stereotipi basati su modelli statistici. La mostra evidenzia come la creatività umana - fatta di esperienza, cultura, empatia e imperfezione - rimanga unica. L’IA viene qui riletta non come antagonista, ma come uno strumento che, se gestito con consapevolezza, può supportare l’immaginazione.

Il progetto sottolinea anche l’importanza di 
educare alla creatività in un mondo tecnologico. Il percorso evidenzia che la creatività non è solo intuizione o esclusiva prerogativa dell’ambito artistico, ma è una competenza che richiede impegno, gestione dell'errore e confronto critico. Le studentesse si sono messe in gioco con passione, trasformando idee ed emozioni in immagini, in un’operazione che pone in dialogo scuola e museo, arte e scienza, manualità e tecnica.

Sono esposte in museo le 
trenta fotografie scattate e rielaborate dalle giovani artiste in risposta alle immagini realizzate dall’IA, insieme ai loro appunti e agli schizzi realizzati durante la visita alle collezioni. Vengono proiettati, inoltre, i loro lavori a tema tecnologia e un filmato che racconta la sperimentazione e il processo didattico-creativo di questo progetto.

Sabato 7 e 14 febbraio 2026 dalle ore 14.00 alle 18.00 sono previste attività di mediazione culturale. Gli operatori del Museo del Patrimonio Industriale - riconoscibili dalla spilletta con il simbolo "Chiedimi" - accolgono i visitatori negli spazi della mostra Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia. L’attività prevede la visione del filmato di backstage e delle fotografie realizzate dalle giovani artiste, spesso accompagnate tra brevi testi che restituiscono la loro visione sul tema. Così si sviluppa una riflessione originale sulla relazione uomo-macchina e sul ruolo della creatività come elemento fondante non solo della cultura artistica o umanistica, ma anche di quella tecnico-scientifica.  


Crediti

Ideazione e progettazione
Annalisa Bugini, Virginia Farina, Maura Grandi, Simone Martinetto, Miriam Masini, Alessio Zoeddu

Referente didattico
Simone Martinetto

Allieve del Liceo Artistico “Francesco Arcangeli”, Bologna
Amira Bedri, Alice Bencivenni, Chiara Bertozzi, Margherita Bozzoli, Brunelli, Calico, Cati, Emma Cavara, Eleonora Cocchi, Aina Corsini, Chiara Cruciano, Margherita Curti, Eleonora Desiderio, Shpresa Dervishi, Bianca di Francia, Sofia Di Giovanni, Giada Ferrara, Laura Garcea, Cecilia Grandi, Marta Guiduzzi, Mei Ling Hu, Federica Maurizzi, Sofia Murabito, Gaia Neretti, Francesca Peirano, Sara Rappini, Sara Sacco, Sara Stecchetti, Sara Valentino, Eleonora Urbani

Coordinamento
Monica Avellino (docente Discipline Pittoriche)
Con la collaborazione di Sara Spazzini (segreteria Dipartimento indirizzo Figurativo Pittura), Vittoria Gabriella Salamone (responsabile Laboratorio di Incisione, indirizzo Figurativo Plastico Pittorico), Margherita Gobbi (dirigente scolastica)

Documentazione
Arianna Minelli (fotografie)
Leonardo Peruzzi con la collaborazione di Alessandro Calcagnini (video)


Museo del Patrimonio Industriale
Collocato nella suggestiva sede di una fornace da laterizi del XIX secolo, il Museo del Patrimonio Industriale studia e racconta la storia economico produttiva di Bologna e del suo territorio dal tardo Medioevo ai giorni nostri.
Il percorso espositivo si apre con la ricostruzione dell’organizzazione produttiva dell’antica 
Città dell’acqua e della seta” che ha visto Bologna - tra i secoli XV e XVIII - esportare filati e veli di seta in tutto il mondo occidentale, grazie alla capacità di governare un complesso sistema idraulico artificiale. Questa supremazia produttiva entra in crisi alla fine del secolo XVIII quando la Rivoluzione Industriale costringe ad aggiornare saperi e organizzazione del lavoro.
La città è costretta a riprogettare il proprio futuro, puntando sulla formazione tecnica come elemento strategico di rinnovamento: nel corso del XIX secolo si afferma, così, l’Istituto Tecnico Aldini Valeriani. Da questa scelta, oltre che dall’esistenza di fattori economici, organizzativi, logistici e amministrativi favorevoli, scaturisce la ripresa produttiva della città nella seconda metà dell’Ottocento che porterà un secolo dopo all’affermazione dell’attuale distretto produttivo. Bologna si configura oggi come un centro all’avanguardia nel campo dell’automazione industriale. La ricchezza e la complessità del distretto viene ricostruita attraverso le sue principali articolazioni produttive: le macchine da pasta, la motoristica e la meccanica.
Il Museo collabora costantemente con aziende, enti e istituzioni per promuovere una riflessione sulla trasformazione industriale avvenuta nel territorio bolognese; attiva mostre, iniziative e progetti sulla memoria del lavoro e promuove la valorizzazione della cultura tecnica attraverso laboratori, visite guidate ed esperienze di carattere tecnologico e digitale.


SCHEDA TECNICA

Mostra
Intelligenza Artificiale Intelligenza Creativa. Trenta giovani artiste in dialogo con la tecnologia

A cura di
Virginia Farina e Simone Martinetto

Sede
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123, Bologna

Periodo di apertura
7 febbraio - 1 marzo 2026

Apertura
Sabato 7 febbraio 2026 ore 14.00

Orari di apertura
Giovedì, venerdì ore 9.00 - 13.00
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 18.30
Chiuso lunedì, martedì, mercoledì

Ingresso
Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
In occasione di ART CITY Bologna (5 - 8 febbraio 2026) gratuito possessori qualunque tipologia di biglietto Arte Fiera

Informazioni
Museo del Patrimonio Industriale
Via della Beverara 123 | 40131 Bologna
Tel. +39 051 6356611
museopat@comune.bologna.it
www.museibologna.it/patrimonioindustriale
Facebook: Museo del Patrimonio Industriale
Instagram: @museopat
YouTube: Museo del Patrimonio Industriale

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei






Settore Musei Civici Bologna
Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it

Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna


RASSEGNA CINEMATOGRAFICA GRAPHIC JAPAN

 



Nell’ambito della mostra
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga Al via la rassegna cinematografica GRAPHIC JGraphic Japan 
Da martedì 3 a venerdì 27 febbraio 2026
In collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bolognaal Cinema Modernissimo parte una rassegna dedicata ai film più rappresentativi della storia moderna e contemporanea del cinema giapponese  Prosegue il Public Program
al Museo Civico Archeologico di Bologna

www.graphicjapanbologna.it



Hokusai (Giappone/2020) di Hajime Hashimoto (129’)

Con la mostra Graphic Japan. Da Hokusai al Manga, a cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, in corso al Museo Civico Archeologico di Bologna fino al 6 aprile 2026, prosegue il calendario degli appuntamenti dedicati ad approfondire la cultura giapponese e le sue arti, sia all’interno degli spazi del Museo dove è ospitata la mostra, sia negli spazi culturali di Bologna.
Il palinsesto di incontri ed eventi sulla cultura giapponese è frutto della collaborazione e della sinergia con le principali istituzioni culturali della città, tra cui la Fondazione Cineteca di Bologna.


UNDICI PROIEZIONI AL CINEMA MODERNISSIMO
In collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna, per tutto il mese di febbraio, da martedì 3 a venerdì 27, il Cinema Modernissimo (piazza Re Enzo 3, Bologna) ospita 11 proiezioni per scoprire storie, autori e generi del cinema giapponese. La rassegna affianca e completa le iniziative culturali del Public Program della mostra, che si svolgono al Museo Civico Archeologico.

I film selezionati spaziano da un classico dell’avanguardia muta come 
Una pagina di follia a Il male non esiste, l’ultimo lungometraggio di uno degli autori più apprezzati e premiati di questi anni, Ryusuke Hamaguchi. La rassegna include capolavori di maestri riconosciuti come Akira Kurosawa e Kenji Mizoguchi e i film di un regista e comico Hitoshi Matsumoto, noto per le sue riletture dei generi nipponici.

La rassegna spazia nel tempo, dal cinema degli anni Venti del Novecento a quello contemporaneo, e nei generi, dall’horror, con un classico come 
Kwaidan - Storie di fantasmi, agli anime, con due esempi magistrali della creatività dell’animazione distanti quarant’anni, Belladonna of Sadness di Eiichi Yamamoto e Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki. Infine, un monumento nazionale, Hokusai, nel biopic del 2020 firmato da Hajime Hashimoto.

Presentando il biglietto di una delle proiezioni della rassegna è garantito l’ingresso ridotto alla mostra 
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga. Presentando il biglietto d’ingresso alla mostra è riservato l’ingresso ridotto a una delle proiezioni della rassegna. Per l’accesso in mostra è attiva una convenzione per i possessori della tessera “Amici della Cineteca”.

La mostra 
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga offre al pubblico un palinsesto di incontri di approfondimento ed eventi sulla cultura giapponese, dall'arte al cinema, dal teatro alla musica, anche grazie a sinergie e collaborazioni con le principali istituzioni culturali della città.


PUBLIC PROGRAM
Dopo gli incontri interattivi sul teatro d’immagini Kamishibai, prosegue il Public Program della mostra, domenica 1 febbraio alle ore 16.00 presso la Sala conferenze del Museo Civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2, Bologna) è previsto l’incontro dal titolo Il teatro Noh nelle immagini ukiyoe di Yoshitoshi, guidato dal celebre 20° Caposcuola della Scuola di teatro Hōshō Nō, Hōshō Kazufusa. L’ingresso è gratuito.


LA MOSTRA
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga porta a Bologna, per la prima volta in Italia, una grande mostra che racconta visivamente le tappe fondamentali dello sviluppo della grafica giapponese in un viaggio che dal periodo Edo (1603-1868) conduce fino ai nostri giorni. Il progetto è un’idea di MondoMostre, realizzato in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, un nuovo capitolo sulla creatività grafica nipponica, dopo il grande successo di HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. Capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston dell’autunno 2018.

Il progetto di mostra, a cura di 
Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, nasce da un’esigenza critica coniugata alla curiosità culturale di indagare le ragioni del successo globale della grafica giapponese, connotata da un nesso indissolubile tra segno e disegno che, a partire dalle stampe ukiyo-e - le cosiddette “immagini del Mondo Fluttuante” -, ha condotto fino ai poster d’artista e ai manga contemporanei. In un viaggio attraverso le epoche, Graphic Japan. Da Hokusai al Manga rivela l’evoluzione tecnica e visiva nella produzione grafica giapponese, i temi e gli artisti più rilevanti.

Il successo della mostra
Aperta al pubblico dal 20 novembre 2025, Graphic Japan. Da Hokusai al Manga ha raggiunto le 30.000 presenze; il Museo ha registrato un picco durante le festività natalizie, grazie alle visite cittadine e straniere.


GRAPHIC JAPAN: CALENDARIO DELLA RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

Martedì 3 febbraio 2026, ore 19.45
I racconti della luna pallida d’agosto
(Ugetsu monogatari, Giappone/1953) di Kenji Mizoguchi (97’)
“Tratto da due novelle della raccolta Racconti di pioggia e di luna di Ueda Akinari (1776), il più celebre film di Mizoguchi si presenta sotto forma di un romanzo d’iniziazione che narra i destini intrecciati o paralleli di quattro personaggi.
Introduce Rossella Menegazzo

Martedì 3 febbraio 2026, ore 21.45
Big Man Japan
(Dai Nipponjin, Giappone/2007) di Hitoshi Matsumoto (113’)
Quella di Daisatou sarebbe la vita ordinaria di un uomo di mezza età separato dalla moglie, se non fosse per il superpotere ereditato dal padre e dal nonno: quello di crescere fino a trenta metri d’altezza per proteggere il Giappone dai mostri giganti che lo minacciano.

Lunedì 9 febbraio 2026, ore 22.15
Belladonna of sadness
(Kanashimi no Beradonna, Giappone/1973) di Eiichi Yamamoto (86’)
Nella Francia medievale, la bella Jeanne sposa l’amato Jean, ma i soprusi e le violenze che dovrà affrontare la porteranno tra le braccia del diavolo e infine al rogo.

Martedì 10 febbraio 2026, ore 20.15
Una pagina di follia
(Kurutta ichipeiji, Giappone/1926) di Teinosuke Kinugasa (79’)
Un uomo accetta di lavorare come inserviente in un manicomio per stare vicino alla moglie impazzita. Capolavoro di Kinugasa, da un soggetto dello scrittore Yasunari Kawabata.

Sabato 14 febbraio 2026, ore 20.00
Hokusai
(Giappone/2020) di Hajime Hashimoto (129’)
Un ritratto del leggendario pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai, autore delle celebri Trentasei vedute del Monte Fuji, che con le sue opere ha ispirato artisti come Van Gogh, Monet e Gauguin.

Venerdì 20 febbraio 2026, ore 22.15
Sogni
(Yume, Giappone-USA/1990) di Akira Kurosawa (120’)
“Non è una sorta di Amarcord personale, non intendevo cioè parlare di me, del mio passato in questo film, ma del ‘sogno’ in quanto forma di espressione originale”.

Sabato 21 febbraio 2026, ore 15.30
Il ragazzo e l’airone
(Kimitachi wa do ikiru ka, Giappone/2023) di Hayao Miyazaki (124’)
Il dodicenne Mahito ha perso la madre durante la guerra (siamo nella Tokyo del 1943) e si trasferisce in campagna col padre. Guidato da uno strano airone, si avventura in un regno misterioso e fantastico.
Introduce Francesco Vitucci (Associazione culturale Takamori)

Lunedì 23 febbraio 2026, ore 19.45
Il male non esiste
(Aku wa sonzai shinai, Giappone/2023) di Ryusuke Hamaguchi (106’)
Dopo l’Oscar per il miglior film straniero vinto nel 2022 con Drive My Car, Ryusuke Hamaguchi torna dietro la macchina da presa per raccontare l’opposizione di un intero villaggio, situato tra i boschi intorno a Tokyo, alla costruzione di un camping di lusso.

Martedì 24 febbraio 2026, ore 22.30
Saya Zamurai
(Giappone/2011) di Hitoshi Matsumoto (103’)
Kanjuro ha gettato la spada. Letteralmente. Non gli è rimasto che il fodero di quella che era la sua affilata arma di samurai. In fuga con la figlia Tae, è catturato da un clan rivale, il cui signore gli offre la libertà se riuscirà a far sorridere suo figlio, inconsolabile dopo la perdita della madre.

Giovedì 26 febbraio, ore 20.30
Rashomon
(Giappone/1950) di Akira Kurosawa (88’)
Questa sceneggiatura ritrae esseri umani che non riescono a sopravvivere senza bugie che li facciano sentire migliori di quel che sono in realtà.
Introduce Francesco Vitucci (Associazione culturale Takamori)

Venerdì 27 febbraio, ore 22.00
Kwaidan - Storie di fantasmi
(Giappone/1964) di Masaki Kobayashi (183’)
Un classico dell’horror nipponico. Quattro episodi ispirati alle storie di fantasmi del folklore giapponese raccolte da Lafcadio Hearn. Apparizioni, illusioni, spiriti che varcano la soglia tra la vita e la morte.
Introduce Francesco Vitucci (Associazione culturale Takamori)

Per maggiori informazioni: cinetecadibologna.it


INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga
A cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza
20 novembre 2025 - 6 aprile 2026
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio, 2 - 40124 Bologna

Cinema Modernissimo
Piazza Re Enzo, 3 - 40125 Bologna

SITO WEB
www.graphicjapanbologna.it

CONTATTI PER LA STAMPA
PCM Studio di Paola C. Manfredi
Via Farini, 71 | 20159 Milano | www.paolamanfredi.com 
Francesca Ceriani | francesca@paolamanfredi.com |

Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna
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lunedì 2 febbraio 2026

A misura d’uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri (1970 - 1983)

Fino al 14 marzo in Salaborsa la mostra promossa in occasione del centenario della nascita per celebrare la figura e l’operato di Zangheri come amministratore pubblico e dirigente politico

Francesco Arcangeli, curatore dell’ottava Biennale di Arte Antica Natura ed Espressione nell’Arte Bolognese ed Emiliana da Wiligelmo a Morandi, intrattiene in mostra Renato Zangheri e Guido Fanti, Palazzo dell’Archiginnasio, 1970 (Archivio Cineteca)

A misura d’uomo. Nella Bologna di Renato Zangheri (1973-1980) è il titolo della mostra ospitata dal 2 febbraio al 14 marzo 2026 nella Piazza coperta di Salaborsa e ideata dal Centro Studi e Ricerche Renato ZangheriFondazione Duemila, centro studi e ricerca sulla cultura, la formazione, l'innovazione politica e amministrativa e Associazione Enrico Berlinguer, per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, della Città metropolitana di Bologna e del Comune di Bologna.

La mostra inaugura lunedì 2 febbraio alle 17:30. Parteciperanno il sindaco Matteo Lepore; l’assessora alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Gessica Allegni e il presidente del Centro Studi Renato Zangheri, Walter Tega

Renato Zangheri (1925-2015) intellettuale, uomo di cultura, professore e maestro illustre nella più antica università dell’Occidente fu alla guida della città di Bologna negli anni più difficili della storia d’Italia. Nonostante ciò, negli anni ‘70 e ‘80, Bologna gode di fama internazionale per l’alta qualità della sua vita civile e sociale, in gran parte dovuta alla lungimiranza della sua classe dirigente e allo stretto rapporto da essa intrecciato con i suoi cittadini.
Nella ricorrenza del centenario dalla sua nascita, A misura d’uomo vuole rendere omaggio alla vita e all’operato di Renato Zangheri come amministratore pubblico e dirigente politico.

Il percorso espositivo

La mostra è suddivisa in settori tematici, fortemente connessi alle politiche per la città di Bologna, a loro volta riconducibili in tre grandi aree tematiche:

  1. la programmazione democratica: sotto la guida di Renato Zangheri, Bologna seppe imprimere un cambio di passo alle politiche cittadine sino a riformare le politiche urbanistiche, i servizi indispensabili alla vita economica e a quella sociale, le politiche di sviluppo civile e culturale e il pieno riconoscimento dei diritti civili;
  2. la partecipazione: il proposito di estendere la partecipazione diretta dei cittadini al governo della cosa pubblica ebbe il suo apice nella ridefinizione del ruolo dei quartieri, per una “democrazia progressiva”;
  3. le anticipazioni: nonostante la vita civile e politica del Paese subisse i contraccolpi della crisi economica, del clima internazionale e della strategia della tensione, il partito di maggioranza e l’amministrazione comunale perseguirono il rafforzamento e l’avanzamento dei diritti civili, con l’istituzione del Centro di documentazione delle donne, il riconoscimento e l’assegnazione ufficiale di una sede all’associazione Arcigay e l’attenzione alla solidarietà internazionale.

L'obiettivo della mostra

Oltre la metà degli attuali residenti di Bologna non ha vissuto direttamente il periodo storico del Sindaco Zangheri. La mostra vuole dunque essere un’occasione di confronto con il passato recente e uno stimolo ad aprire nuove riflessioni sull’idea di futuro.
Da un lato, raccontando la storia recente della città ai tanti che hanno scelto Bologna come luogo di vita negli ultimi decenni, recuperando la memoria collettiva e restituendo la giusta dimensione culturale e politica delle trasformazioni avvenute tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Dall’altro, l’esposizione intende mettere a confronto due strategie di governo: il modello dello “Stato minimo”, che sembra tanto in voga oggigiorno e che, con l’illusione di una riduzione della pressione fiscale, privilegia la privatizzazione dei servizi e la monetizzazione dei bisogni, attraverso interventi frammentati su individui e corporazioni, a discapito della coesione sociale; a fronte del cosiddetto “modello emiliano” che ha visto e vede l’impegno degli enti locali nella diffusione di servizi a vocazione universalistica (scuola, sanità, welfare), intesi come strumenti di crescita sociale e di redistribuzione della ricchezza, con l’obiettivo di uno sviluppo equilibrato delle comunità locali.

La mostra, uno sforzo collettivo

La mostra ha un forte carattere documentale, visivo e multimediale, grazie ad un'ampia ricerca di materiale grafico e fotografico e grazie alla ricostruzione, tramite Intelligenza Artificiale, della voce del Sindaco Zangheri che guiderà i visitatori lungo il percorso espositivo. La straordinaria ricchezza del materiale esposto è frutto del fondamentale contributo di numerosi collaboratori, tra cui diverse personalità del mondo culturale cittadino, di cui i curatori hanno potuto avvalersi.

Nel corso dell’esposizione sono previsti degli eventi all’interno di Salaborsa e in altre Istituzioni cittadine per approfondire alcuni dei temi trattati nella rassegna e divulgare maggiormente la figura e l’operato di Renato Zangheri.

A questo link la cartella stampa completa con immagini e il programma degli eventi collaterali.

venerdì 30 gennaio 2026

Buon compleanno Andrea. Domenica 1 febbraio la giornata in ricordo di Andrea Purgatori

Prima edizione del Premio Andrea Purgatori in Cappella Farnese. Il ricordo al muretto davanti al Museo di Ustica. Al Modernissimo proiezione di "Fortapàsc"

"Buon Compleanno Andrea" è la giornata di iniziative per
ricordare Andrea Purgatori, il suo legame con Bologna e la ricerca della verità sulla strage di Ustica, nell’anniversario della sua nascita.

Le iniziative sono promosse dal Comune di Bologna, in collaborazione con l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Cineteca di Bologna e Cucine Popolari, e quest'anno includono la prima edizione del Premio nazionale Purgatori, organizzato dall'Ordine dei Giornalisti del Lazio. 

Alle 11 un primo momento di ricordo al parco della Zucca davanti al Museo per la Memoria di Ustica, dove il primo febbraio di due anni fa è stato inaugurato "Il Muretto di Andrea", un'installazione che, attraverso una targa con un QR code, permette ai visitatori di accedere all'archivio dei suoi articoli d'inchiesta sul Corriere della Sera riguardo la strage di Ustica.
Sono previsti gli interventi del sindaco Matteo Lepore, di Federica Mazzoni, presidente del Quartiere Navile, di Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione Parenti Vittime Strage di Ustica, di Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, di Loris Mazzetti, portavoce di Articolo21, e di Edoardo, Ludovico e Victoria Purgatori. 

Alle 13, alle Cucine Popolari di via del Battiferro 2, il pranzo solidale (costo euro 25 a persona - per prenotazioni tel. Sonia 3386735268). In programma i saluti di Mauro Bian, vignettista e autore dell’immagine Buon Compleanno Andrea, Loris Mazzetti, Daria Bonfietti, Edoardo, Ludovico e Victoria Purgatori.

Alle 15.30in Cappella Farnese a palazzo D’Accursio, in piazza Maggiore 6, la prima edizione del Premio Nazionale Andrea Purgatori. Il premio, dedicato al giornalista scomparso il 19 luglio del 2023, è stato istituito per celebrare il giornalismo d’inchiesta, il rigore professionale e l’indipendenza intellettuale.
Interverranno il sindaco Matteo Lepore, Gessica Allegni, assessora alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Guido D’Ubaldo, presidente dell'OdG Lazio, Andrea Salerno, presidente della Giuria, Edoardo, Ludovico e Victoria Purgatori.

Saranno poi premiati, per le diverse categorie del concorso: miglior giornalista-Carta Stampata Nello Scavo; miglior giornalista-Televisione Sigfrido Ranucci e la redazione giornalistica di Report; miglior giornalista-Documentario Francesca Mannocchi; miglior giornalista d'Inchiesta Under 40 Gabriele Cruciata; miglior sceneggiatore d'inchiesta Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori. 

Seguirà il dibattito sul tema: "Quanto incide sulla democrazia un'informazione controllata?"
"Una stampa libera può essere buona o cattiva, ma senza libertà, la stampa non potrà mai essere altro che cattiva", Albert Camus.

Infine, alle 20.15, al Cinema Modernissimo, in piazza Re Enzo 3, la proiezione del film Fortapàsc (Italia/2009; 108'); sceneggiatura: Jim Carrington, Andrea Purgatori, Marco Risi, Maurizio Cerino, regia di Marco Risi. Introducono Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, Marco Risi, Daria Bonfietti, Edoardo Purgatori.