mercoledì 24 marzo 2010

M A M b o

Dal 25 marzo al 25 luglio 2010 il MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna apre i suoi spazi espositivi a Matej Krén, che è intervenuto nella Sala delle Ciminiere con un'opera appartenente alla serie più rappresentativa e spettacolare dei suoi lavori: la creazione di ambienti architettonici costruiti con decine di migliaia di libri.
Scanner è l'installazione appositamente ideata per il MAMbo, la più imponente finora realizzata dall'artista, che a partire dagli anni Novanta ha proposto questa tipologia d'intervento in vari Paesi, muovendo dalla volontà di indagare l'impossibilità di una conquista umana che possa considerarsi definitiva o conclusa, proponendo invece un'esperienza individuale destabilizzante. Con un'altezza di 11 metri, raggiunta con l'accumulo di circa 90.000 volumi, l'imponente costruzione modifica consistentemente lo spazio del museo e, obbligando i visitatori ad entrare uno alla volta al suo interno, li spiazza con una spettacolare vertigine sensoriale.
La presenza al MAMbo, prima volta per Krén in Italia, è resa possibile grazie alla collaborazione con il LIC, Literárne informačné centrum di Bratislava (Centro di informazione letteraria), Associazione culturale che fa capo al Ministero della Cultura della Repubblica Slovacca e si pone come ideale coronamento della serie di eventi della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, di cui quest'anno la Slovacchia è ospite d'onore.
La mostra si inserisce inoltre a pieno titolo nella programmazione 2010 del museo, che celebra la multidisciplinarietà del distretto culturale della Manifattura delle Arti attraverso appuntamenti che indagano campi extra-artistici che vanno dal mondo del cinema, con la mostra su Federico Fellini, in collaborazione con la Cineteca, al design, con la mostra su Dino Gavina che il MAMbo ospiterà a settembre.

Considerato uno dei maggiori artisti slovacchi contemporanei, Matej Krén, nel corso della sua quasi trentennale carriera, si è particolarmente concentrato sui mezzi di elaborazione e di trasmissione del sapere, creando suggestive associazioni fra la loro relatività storica e ideologica e la sperimentazione di varie forme di illusionismo ottico e percettivo.
Lo spazio angusto dell'interno, moltiplicato e complicato da una serie di specchi, provoca una sensazione di sublime atterrimento, di alterazione che rimanda ad un infinito disorientante creato per destabilizzare le consuetudini spaziali tradizionalmente adottate. Lo specchio diventa lo strumento per creare l'illusione e, al contempo, per svelarla. Dal momento che lo spettatore può agilmente vedersi riflesso in un falso infinito e scoprirne l'illusione, il problema diventa la stabilità della percezione.
Centrale è il portato simbolico legato al concetto di libro, come oggetto o veicolo di significato, dove lo slittamento continuo tra il ruolo di contenitore e contenuto del sapere è piegato alla funzione-base di materia da scolpire, ammassata e stipata e quindi inaccessibile. Scelto in quanto luogo di conoscenza e simbolo di un pensiero libero legato ad un ambito prettamente umano, il libro viene “usato” come materiale grezzo per un processo artistico che recupera diversi livelli di interpretazione e di esistenza. Le dimensioni della costruzione impediscono la decifrazione dei titoli e dei nomi degli autori, mentre la massiccia accumulazione dei libri-mattone li priva del concetto che li definisce, impedendo la loro fruizione e ammutolendone il senso.
Gli interventi di Krén manipolano testimonianze significative della cultura accademica provocando uno sconfinamento tra realtà e illusione.
La parabola della Torre di Babele, come brillantemente intuito da Leonor Nazarè per Book Cell, altra rappresentativa opera dell'artista, viene alterata fino ad assumere il ruolo di “Biblioteca di Babele” in cui l'impossibilità di leggere e quindi catturare, trattenere la conoscenza diventa la metafora della “Caduta” constestuale alla presa di coscienza rispetto alla realtà.
Posto al centro dell'opera l'osservatore diventa artefice a sua volta, catturato dalla vibrazione di immagini e riflessi in bilico tra reale e immaginario, dove l'andamento dialettico architettura/opera, scultura/materiale, esterno/interno fonda sia il lavoro che la sua fruizione e pone lo spettatore come soggetto che agisce tra spirito e sostanza, tra pensiero e sensi.

Dopo il successo delle edizioni dedicate a Giuseppe Penone e Gilberto Zorio, in occasione dell'apertura della mostra sarà disponibile la terza uscita della collana INSTANT BOOK, edita da Edizioni MAMbo: in questo caso, l'intervista del curatore all'artista si trasforma in espediente per riflettere sia sull'opera di Matej Krén che sulla figura del critico e del curatore, dato che Egon Alter è Krén, nei panni inediti del suo stesso esegeta.

UfficioStampaMAMbo@comune.bologna.it - Tel. 051 6496653 – 608 - 602

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